"Un bocòn mì, un bocòn tì, un bocòn al càn , ham!"


filastrocca che mi raccontava nonna, armata di tazza e cucchiaio, per rendermi più dolci i bocconi del cibo che non gradivo
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domenica 6 novembre 2011

così, per soddisfare la voglia di scrivere.


E' successo qualcosa in questi giorni, ma non so bene cos'è. Mi è tornata la voglia di sperimentare ai fornelli, dopo un lungo periodo apatico dovuto anche a piccoli problemi di salute, niente di grave o invalidante ma quelle piccole seccature che tormentano poco a poco ogni giorno finendo col renderci insofferenti a tante cose.
Insieme alla voglia di spignattare, ma non troppo, è tornata pure la voglia di scrivere e questo lo trovo ancora più importante perché segna la fine di un periodo come dire, di silenzio stampa, che nel profondo rispecchia anche una poca voglia di consociare. Non è così facile come sembra, perché sono consapevole che le mie parole scritte non sono solo a carattere privato, ma vengono lette anche da altre persone, poche o tante non ha molta importanza, persone che filtrano e interpretano in base alla lora sensibilità e cultura e influenzate anche dalla più o meno approfondita conoscenza di me e di questo blog. 
Spesso quando si hanno tante cose da esprimere si rischia di rimanere zitti, impossibilitati a dedidere a quali argomenti dare la precedenza ma soprattutto frenati dal fatto di chiedersi quale valore possano avere per gli altri i propri pensieri. Il mondo, in poche parole, procede lo stesso.
E' per questo che ho voglia di tornare agli arbori di tutta la mia avventura di blogger, quando scrivevo senza sapere se e chi mi avrebbe letto, semplicemente per il piacere di farlo, di testimoniare un percorso di crescita anche per merito del confronto con gli altri, tornare ad un rapporto con il blog più spontaneo, anche più ingenuo forse, ma più sentito.
In cucina sono un autodidatta, tecnicamente e culturalmente con un sacco di lacune, con dei gusti culinari molto particolari e che tutto sommato non cerca nel cibo una consolazione al grigiume di cui spesso le nostre vite sono rivestite, però ci sono dei momenti in cui attraverso il cibo provo delle sensazioni sublimi anche se non credo possano essere percepiti come tali dagli altri. Questa mattina per esempio mi sono alzato alle 2:00, dopo aver passato una settimana dormendo si e no 2-3 ore a notte a causa di consegne urgenti con il lavoro, ho passato praticamente tutto il sabato a letto, in barba a tutto quello che avevo organizzato di fare, tra cui la spesa mensile che ora è indispensabile visto che ho dato fondo a tutto quello di disponibile che avevo in dispensa. Mi sono alzato solo perché ho avuto improvvisamente la voglia di mangiare il gelato che avevo in congelatore, panna-amarena meringa, affogandolo con la crema di pesca. Mentre preparavo il tutto in una proporzione ben sostanziosa visto che ero digiuno da almeno 15 ore, ragionavo sul fatto che mi sarebbe piaciuto farcire una base di Pan di Spagna con questo gelato/pesca meraviglioso e nel farlo mi cade l'occhio sull'ultima ciambella improvvisata con quello che avevo. Detto fatto, taglio qualche fettina di ciambella (piuttosto secca) a cubetti e verso il tutto nel gelato/crema, nell'attesa che il tutto si amalgamasse mi preparo un the al mirtillo e poi finalmente mi metto seduto comodo con un bel Sudoku immacolato pronto ad essere risolto. Ecco, in quel momento mi sono sentito in Paradiso, i Pasdaran della cucina perfetta grideranno allo scandalo ma della cosa non me ne frega un accidente. Quindi sappiate che se ricomincerò a scrivere di ricette vi subirete oltre agli attentati alle calorie inutili pure qualche attentato alle ricette tradizionali, non che io voglia fare per forza l'alternativo, ma spesso mi devo inventare un po' le cose in base a quello che ho a disposizione.
La scorsa settimana ho fatto un risotto con i cetrioli: me li ha dati mamma, erano belli freschi ma con queste temperature l'idea di mangiarli crudi non mi passa nemmeno per la testa, così ho provato a cuocerli, non era la prima volta ma l'altro esperimento non mi aveva del tutto soddisfatto. Sicuramente starebbero meglio accompagnati a del riso lesso, ma quel giorno avevo poco tempo ed io con le pentole AMC faccio prima a fare il risotto. D'istinto sentivo che avrei dovuto tenere molto basso il sapore sapido tipico del soffritto di cipolla, brodo ricco tipo quello di carne e anche semplicemente quello di dado, quindi ho ridotto di molto questi componenti e ne ho privilegiati altri, tipo lo zenzero e il malto di riso. Qualche dubbio alla fine se mantecarlo o no con il burro, quindi ho preferito il mascarpone e devo dire che non ci stava male. Il risultato non è stato male però credo manchi un ingrediente che si sposerebbe benissimo con i cetrioli, il pesce, o in versione più comoda i gamberetti. Voglio riprovarlo, così se mi viene bene posto la ricetta come si deve. 
Ma ora ho voglia di fare un bel lievitato, è un sacco di tempo che non ne faccio uno, un bel pane farcito di verdure come quelli che piacciono a me o magari qualche altro pane in versione dolce. Vedremo, nel frattempo sto rimpolpando la mia pasta madre Olivia, credo sia giunto il momento di provarla per un bel pane.
La foto non ha nulla a che fare con il post, o forse si, chi lo sa, lei è la micia dei miei vicini che ha una passione per il mio tappeto sulla porta d'entrata di casa, della serie pulisciti le scarpe da un'altra parte che qui ci dormo io e, ultimamante soprattutto nelle giornate di sole, per dormire su una delle mie campane vicine al sottoscala. Lei è sempre carina ed ogni tanto ci gioco, ma non ha un posto più comodo dove andare a dormire?

martedì 21 giugno 2011

Olivia Bannet: il racconto di un nuovo arrivo.

Chi mi conosce bene lo sa, io adoro i lievitati con una predilezione particolare per il pane in tutte le sue declinazioni, mi piace fare la ricerca sulle farine, sui metodi di impasto e lievitazione e non da ultimo, sulle formature e farciture dove possibile. Era scontato che prima o poi nel mio cammino verso la pagnotta perfetta incontrassi qualcuno che mi parlasse della Pasta Madre, detta anche Pasta Acida o Lievito Naturale. Era inevitabile poi che ne fossi terribilmente attratto, soprattutto da quando ho constatato che il minimo uso del lievito di birra e i tempi lunghi di lievitazione migliorano di molto il risultato finale.
Ma io ho sempre avuto la particolarità di riconoscere d'istinto le croci della mia vita e ho capito subito che la Pasta Madre avrebbe sì soddisfatto parte del mio ego,  ma allo stesso tempo avrebbe complicato il mio vissuto, perché è un essere vivo che richiede attenzioni quotidiane, pena il rischio di trovarsela agonizzante e morente.
Così me ne sono tenuto volutamente ben distante, non volevo sulla coscienza un lieviticidio.
Sotto sotto però fantasticavo, e qui devo ancora una volta citare, ringraziare e un po' maledire un uomo meraviglioso che, attraverso un suo post che mi è entrato nel cuore alla prima lettura e che è parte in causa del mio innamoramento verso di lui, per la prima volta ho desiderato ardentemente cimentarmi con la Pasta Madre.
E' per colpa di Roberto Potito se ho iniziato a fantasticare sulla  Pasta Madre a mia immagine e somiglianza, se una figlia doveva essere tanto valeva che mi somigliasse e quindi erano già stati individuati i piccoli contributi genetici atti ad avviare la partenza della lievitazione assieme all'impasto base di acqua e farina; Si, perché avrei accettato anche di evitare pulizie profonde nei giorni precedenti all'esperimento per favorire la presenza di spore nell'aria, ma di usare una mela marcia e del formaggio puzzolente non se ne parlava nemmeno.
Miele d'acacia e Yogurth greco sarebbero stati gli ingredienti atti a rappresentare la parte di me, un mix di dolce delicato amalgamato ad un tocco acido ma non troppo. Concordo con voi, sotto alcuni aspetti sono troppo sentimentale, ma qual è il problema, visto che, nelle intenzioni, quel lievito creato dopo vari passaggi dovrebbe accompagnarmi nella quotidianità per molti anni a venire.
Così, nell'attesa di crearmi la bimba giusta su misura per me, e guardandomi allo stesso tempo un po' in giro, ma senza troppa convinzione, alla ricerca magari di un compagno che volesse dividere con me il dono della paternità, il tempo è passato inesorabile mentre i sintomi della menopausa/andropausa si sono fatti sempre più evidenti, che ad aspettare troppo poi si piangono lacrime amare, come dice sempre zia Maria.
Ecco, ho divagato troppo come il solito. 
Il Caso, il Destino o che dir si voglia però, ci ha messo lo zampino, così un giorno mentre ero tutto preso dalle lavatrici a gettoni che stavano centrifugando per bene il mio bucato, mi è caduto l'occhio su un volantino appeso sulla bacheta del locale: Corso di preparazione di Pane con la Pasta Madre, sabato xx ore 14,00 via della Fate 17, Segreta_land. Ma tu guarda, è nella mia via e, in base al numero, dovrebbero essere vicini a casa, chissà chi sono gli organizzatori, i nomi non mi dicono niente ma, tutto sommato, non essendo originario della zona conosco solo pochi dei miei vicini, quando torno a casa controllo il numero civico. 
Chi l'avrebbe detto, sono proprio di fronte a casa mia, vado subito ad iscrivermi.
E fu così che alla fine del corso, insieme a qualche pagnotta e altri manicaretti fatti quel giorno, un sabato pomeriggio di fine maggio infuocato al punto da temere che la lievitazione sballasse un po', è stata donata a tutti i partecipanti una vaschetta con all'interno un esserino grande quanto un pugno fatto di impasto un po' molliccio e cosparso di farina. Un po' scuro, o per meglio dire, abbronzato, perché a fare da base d'impasto era stata una meravigliosa farina integrale biologica.
L'ho guardata, l'ho presa in mano, ho ringraziato e sono tornato a casa. L'ho osservata un po'; L'ho tastata perchè volevo sentirne la consistenza; Ho odorato il lieve sentore di spumante e alla fine l'ho risposta in frigo. Non era così che mi ero immaginato di diventare papà, mi sono sentito come quei personaggi da film che si vedono recapitare tra capo e collo un esserino dall'oggi al domani senza manco sapere da dove salta fuori. 
E poi lei non aveva avuto come starter il miele d'acacia e lo yogurth greco, tutt'al più, forse, un po' di succo di mela, visto che il titolare del corso aveva la propensione ad usarlo un po' ovunque al posto dello zucchero e in mancanza del malto.

E' rimasta lì da sola quasi due giorni, poi ho pensato che tutto sommato il pane e gli altri lievitati erano venuti bene, certo, io non impazzisco per l'integrale puro sento la necessità di tagliarlo un po' con la farina bianca e così ho deciso che magari avrei potuto un po' alla volta avvicinarla a me, povera, non è colpa sua se è stata donata alla persona sbagliata.
Dopodichè, come succede a tutti i novelli genitori, mi è preso il panico sul d'affarsi, nello specifico il primo bagnetto.
Lo confesso, non ho mai capito cosa intendessero i blogger quando parlavano di rinfresco della pasta madre, o meglio, conosco la procedura e le varie misurazioni da fare degli ingredienti, ma non ho mai capito come va gestito l'impasto vero e proprio del rinfresco. Uso le mani o mi aiuto con qualche attrezzo? quanto devo impastare? e se poi lavoro troppo? ma dev'essere una cosa appiccicosa tipo pappetta o un bell'impasto dall'aria incordata?
Ecco, in tutti i post letti nessuno ha mai definito bene la cosa ed io ero terroizzato da questa fase perché sapevo che lì avrei avuto i dubbi peggiori, e così è stato; E vedermi imprecare con le mani tutte appiccicose cercando disperatamente il modo di aprire il sacchetto di farina chiuso con il doppio nodo, e ridurre il piano di lavoro che manco un branco di poppanti con il vomito avrebbero fatto, insomma, alla fine bene o male ho fatto il primo rinfresco.
Ero sicuro soltanto di una cosa,  se quello era il metodo avrei lasciato perdere in fretta, ma probabilmente la Provvidenza mi avrebbe dato una mano e avrebbe fatto passare a miglior vita lieviti, spore, batteri saccaromiceti e compagnia bella.
Immaginatevi la mia sorpresa quando il mattino dopo ho aperto il frigo e ho trovato questa scena.

 
Non so se lei fosse più forte di quello che sembrava o se volesse tentare disperatamente di dimostarmi che aveva ancora tanta strada da fare prima di essere accantonata.
Ecco, in quel momento mi ha conquistato e così, due giorni dopo quando tentavo di fare un rinfresco meno devastante per la mia cucina mescolando farina integrale e farina bianca in pari misura, fantasticavo sul fatto di fare comunque una sorella tutta bianca come da progetto iniziale, ma poi ho pensato che lei mi ricordava mio fratello grande che ha la carnagione scura-olivastra al contrario della mia che è pallida e così, detto fatto è saltato fuori il nome, si chiamerà Olivia.
Nei giorni e nelle settimane a seguire il rapporto tra noi si è consolidato ed io ho trovato il modo di rinfrescarla senza sporcare, aiutandomi nell'impasto con la spatola di silicone. Ho anche iniziato a seguire un approccio più istintivo quando aggiungo la nuova farina e l'acqua, e mi regolo molto in base a come sento l'impasto.
Non ho ancora fatto il pane perché il tempo a disposizione non me lo permette, ma ho continuato a fare rinfreschi ravvicinati perché è una pasta madre ancora giovane e in questo modo cerco di abbassare il più possibile la parte acida. Ogni tanto, quando comincia a diventare consistente faccio un rinfresco sostanzioso e la lavoro con le mani, un lavoro sporco in tutti i sensi, ma ne sento quasi la necessità fisica, per sentire un legame anche materico con lei. Riesce ancora a sorprendermi, quando penso che svilupperà pochissimo me la ritrovo più viva che mai, come in questa foto dopo 4 ore dal rinfresco (lo scotch indica il livello di partenza).


Per non buttare niente, che la cosa mi fa orrore, ho imparato a fare una sorta di piadina//frittellona, non saprei altrimenti come chiamarla, in padella, anche lì ho dovuto sperimentare un po' ma ora ho trovato le dritte ottimali per me. Ne esce questa sorta di pane che uso sempre come accompagnamento per i miei piattoni di verdura cotta mista, ma è meravigliosa anche con la nutella, mentre la versione dolce sta benissimo con le marmellate. Ha dei pregi meravigliosi, sazia tantissimo e a lungo ed altamente digeribile.


E' una ricetta che conoscerete sicuramente tutti, l'ho vista da molti blogger muniti di pasta madre ma, per chi fosse interessato queste sono le mie dosi:
-gr 300 di pasta madre da rinfrescare (preferibilmente non troppo acida)
- ½ cucchiaino di sale
-½ cucchiaino di bicarbonato (se la pasta madre è acida)
-1 cucchiaio da minestra di zucchero o a piacere per la versione dolce

Amalgamate gli ingredienti aiutandovi con un cucchiaio o una spatola in modo che sale e bicarbonato siano ben distribuiti nell'impasto. Lavorare qualche minuto per rinforzare leggermente il tutto.
Su una padella antiaderente (possibilmente senza Teflon) oppure su un tegamino di coccio dove verserete prima un filo d'olio, distibuite l'impasto aiutandovi con le mani. Accendete il fuoco con fiamma vivace e mettete il coperchio, lasciate cuocere per 4-5 minuti poi girate aiutandovi con una paletta, cuocete altri 3 minuti e poi sempre a coperchio chiuso e poi controllate se necessita di un'altra ripassata nel primo lato.
Il calore sviluppato all'interno grazie al coperchio chiuso permetterà di non disperdere l'umidità e di mantenere morbido il tutto. Spegnete, mettete su una gratella ma mangiatelo ancora caldo accompagnato come meglio credete. 
In questo post ho preferito non soffermarmi sulle caratteristiche della Pasta Madre, ne parlerò più approfonditamente in seguito.
Non scrivevo da un po', quindi vi dovrete subire questo post-fiume, sorry.

martedì 31 maggio 2011

Nuances di Rosso


Rieccomi dopo vari mesi dall'ultimo mio scritto in un'apparizione fugace vincolata dal solito tempo fuggevole e avaro. Tante cose da dire, alcune cose da spiegare, tante, troppe persone da ringraziare per la vicinanza che hanno voluto esprimermi in questo mio periodo di lontananza, dal blog, dalla cucina, dalle parole legate al cibo e alle persone. Ma non è questo il momento del racconto e delle spiegazioni e ho deciso di posticipare anche il post ufficiale di rientro per uno più spontaneo, immediato che chiede di essere espresso subito ed ora. 
Ai Frollini della lunga Attesa, completamente fuori stagione, non comporterà nessun danno aspettare ancora.
Voglio piuttosto condividere con voi questa serie di scatti che ho fatto, testimonianza colorata, profumata e gustosissima del mio passaggio nell'orto e nel frutteto di mamma.


Non potevo che farmi stregare da queste tonalità di rossi vivaci e verdi brillanti e accostarli in un gioco cromatico e di forme che sono una gioia per gli occhi.
Le fragoline, saporitissime, hanno trovato degna collocazione immerse in una crema di yogurt cremoso naturale, le ciliegie, ça va sans dire, sono state consumate così, una ad una con molta soddisfazione, perché una tira l'altra. A fare da contorno di sostanza, una pagnottella di pasta madre, si, perché tra le tante novità di questo periodo, tra le cose successe, alcune persone che sono andate ed altre che sono arrivate, c'è anche questa piccola creaturina da coltivare e nutrire. E' ancora un mondo tutto nuovo da scoprire per me e mi sento tanto un ragazzo padre improvvisato al quale è capitato questa piccola quasi per caso.
Un abbraccio calorosissimo a tutti.


P.S. nel frattempo, credo sia cambiato qualcosa nella struttura di Blogspot, ho trovato difficoltà a gestire le immagini nel mio blog e soprattutto ad accedere e commentare in altri. Dovrò approfondire la cosa.

lunedì 14 febbraio 2011

Ciambelline dell'Amore

Sottotitolo: Le ciambelline di Roberto che erano di Amelia e che adesso sono mie.
Vista la penuria di pretendenti all'orizzonte non avrei nulla da festeggiare in quest'occasione essendo single ormai conclamato (in altri tempi si preferiva usare appellativi  meno gentili,  i singles odierni erano semplicemente zitelli oppure madeghi come si diceva dalle mie parti).
Ma la singletudine è un dettaglio di secondaria importanza e non m'impedisce di distribuire amore a piene mani, in questo caso sotto forma di dolcetto bello da vedere e buono da mangiare.
Ma parlare d'amore in questo post è obbligatorio e quindi, innanzitutto, una dichiarazione d'amore va di diritto a Roberto Potito perché, pur non conoscendolo, ogni volta che leggo i suoi post dedicati ai lievitati non posso fare a meno di lasciarci il cuore, perchè con i suoi scritti pieni di anedotti e allo stesso tempo  velati di ironia  riesce a trasmettermi tutta la sua passione per l'Arte Bianca di cui io sono un infimo discepolo. Quando diventerò più bravo spero di riuscire a cimentarmi in certe sue preparazioni impegnative (tipo il panettone e il pandoro) per ora mi devo accontentare di fare quelle più alla mia portata e la ricetta di queste ciambelline mi pareva perfetta, semplice e relativamente veloce, quello che ci vuole per questo periodo incasinatissimo.
Una Ciambellina d'Amore va anche a quelle persone speciali che ho conosciuto attraverso questo blog e con le quali è nato un rapporto più confidenziale attraverso lo scambio di mail sempre graditissime (e alle quali rispondo sempre in gravissimo ritardo... chiedo perdono). E poi non voglio dimenticare gli amici e le amiche che trovano sempre un modo per farmi sentire la loro vicinanza, con una telefonata, una visita a sorpresa o un invito a cena.
Questa ciambellina un po' mi assomiglia perché è dolce ma non troppo, è attorcigliata su sé stessa come a preservare una parte del proprio intimo da scoprire poco alla volta, è ricoperta con una glassa al limone che conferisce all'insieme un pizzico di acidità aromatica che al primo impatto un po' stordisce, al secondo morso conquista.

Ciambellina dell'Amore (orig. Ciambelline intrecciate di Amelia di Roberto Potito) 

Ingredienti

per l'impasto

 -500 gr di Farina 0 (debole)
-10 gr di lievito di birra
-50 gr di zucchero semolato
-200 gr di latte a temperatura ambiente
-scorza di limone grattugiato
-un pizzico di sale
-burro fiuso (da spennellare)

per la glassa (a presa rapida)

-200 gr di zucchero a velo
-3 cucchiai di succo di limone
-1 cucchiaio di acqua bollente  


Per il procedimento di lavorazione vi rimando direttamente alla ricetta originale, l'unica modifica che ho apportato è nel succo di limone della glassa, nel mio caso ho preferito aumentarlo perché volevo che la punta acidula del limone si sentisse di più. Ho avuto qualche dubbio su quanto lavorare l'impasto che ho fatto a mano, ma su questo punto mi riservo di aggiornare il post perché voglio rifarli impastando a macchina per vedere la differenze. Per la forma vi consiglio, una volta che avrete steso e allungato le strisce d'impasto, di attorcigliare in obliquo.


Buon San Valentino a tutti.

giovedì 11 novembre 2010

un "fiume" solidale


Scrivo spesso di me giocando con le parole come fossero ingredienti, scegliendole, combinandole tra loro. A volte parlo della mia famiglia, di alcuni amici, degli affetti e dei desideri, dei pasticciamenti in cucina, cercando sempre di rimanere sospeso su un filo sottile che separa il vissuto privato dalla condivisione pubblica.
Parlo raramente della mia terra, dei luoghi dove sono nato e in cui ho vissuto, il Veneto.
Spesso provo rabbia e insofferenza per come in questi ultimi anni è stata violentata da un punto di vista culturale e per lo sciacallaggio che ne è stato fatto del suo territorio, un microcosmo di paesaggi che va dalle montagne al mare, con perle come le Dolomiti e la laguna di Venezia. Nel mezzo campagne sterminate punteggiate di campanili, città medievali murate, ville palladiane e centri storici d'eccellenza,  e un arco collinare dolcissimo che precede le montagne e che ha forgiato, con le sue anse, i saliscendi i suoi silenzi ovattati, parte del mio sentire.
Se avete voglia di annoiarvi un po' ne ho scritto qui.
E' lo stesso Veneto che in questi giorni ha lanciato un grido d'aiuto, quando ha avuto la sensazione di sentirsi come abbandonato a sè stesso dopo che un'alluvione ha violato in modo immane parte del suo territorio, inondando città, paesini, migliaia di ettari di terreno, distruggendo coltivazioni di ortaggi, e centinaia di serre, causando tre morti, quasi 3.000 sfollati e coinvolgendo in vario modo circa 500.000 persone. Colpendo particolarmente tre province, Verona Vicenza e Padova, mettendo in ginocchio interi distretti economici già provati dalla crisi, facendo perdere a molte famiglie ogni avere e con essi i simboli dei loro affetti e della loro storia. Portandosi via nel pieno dell'onda anche centinaia di migliaia di animali d'allevamento, tacchini, polli, conigli, maiali e mucche.

             

I veneti difficilmente esprimono il loro intimo, spesso per una cultura della riservatezza intrisa nel territorio, qualche volta perché mancano le basi culturali che permettono di esprimersi con la giusta proprietà di linguaggio così, nella peggiore delle ipotesi, a parlare spesso sono le persone che farebbero meglio a stare zitte.
Ma anche chi non parla ha necessità di una valvola di sfogo ed è per questo che scatta la voglia di fare qualcosa, di darsi da fare per risolvere in parte i problemi, tenere le mani occupate per non lasciare che il silenzio si prenda troppo spazio facendo cadere tutto nel dimenticatoio: si spiega anche così la straordinaria risposta alla richiesta di aiuti da parte di volontari che si sono messi a disposizione delle zone più colpite, per pulire, mettere in ordine, salvare il salvabile, procurare una lavatrice, una stufa a legna o per scambiarsi una pacca sulle spalle: cittadini comuni, studenti, pensionati, extracomunitari che si sentono ormai parte della comunità, tutti con le ramazze in mano e gli stivali di gomma ai piedi nel segno della solidarietà più vera.
Ma i danni sono stati tanti e molti hanno perso tutto.  

Mi presto anch'io quindi a pubblicizzare l'iniziativa per  raccolta fondi di solidarietà per le zone colpite dall'alluvione attraverso vari canali:

Intestatario del conto corrente messo a disposizione per la raccolta di fondi per gli alluvionati è la REGIONE DEL VENETO, Dorsoduro 3901, 30123 Venezia.

Riportiamo qui di seguito i dati completi per poter effettuare il bonifico bancario:
IBAN: IT 62 D 02008 02017 000101116078, Banca Unicredit,
Intestatario: REGIONE DEL VENETO, Dorsoduro 3901, 30123 Venezia
Causale: "Emergenza alluvione novembre 2010"
Con l'occasione si ricorda inoltre che è possibile aderire all'iniziativa anche inviando un SMS al seguente numero:
45501 con il quale saranno donati €.2,0


Le foto in bianco e nero sono di Laura Callegaro e sono state prese da questo sito.
Qui altre notizie per chi volesse approfondire l'argomento volontariato.

mercoledì 10 novembre 2010

Voci dall'orto: il finocchio arcobaleno

E' difficile per me scrivere questo post, in barba al fatto che quando mi armo di penna o di tastiera i pensieri e le parole semplicemente scivolano via veloci come un fiume scorrevole: è difficile, perché quando ti sei formato una corazza  dura a causa, soprattutto, delle offese e dei calci in culo presi nella vita, ci si crea una sorta di immunità verso offese e cattiverie che alcune persone amano gettare addosso agli altri come fosse del fango, con la speranza di distogliere l'attenzione dal putridume di cui sono rivestiti.
E' difficile perché  vorrei esprimere molti pensieri e opinioni, usare tante parole ma, proprio per questo, mi sento combattuto dentro perché non vorrei più sentirmi obbligato a spiegare l'ovvietà delle cose, il perché il sole è giallo e il mare è blu. Perché quando certi fatti li vivi sulla tua pelle devi imparare a difenderti con le unghie e con i denti per non soccombere giorno dopo giorno sotto la stupidità, l'ignoranza e l'intolleranza di chi cerca in tutti i modi di discriminarti, anche indirettamente.
E' importante analizzare i fatti innanzitutto per non rischiare di scambiare un'offesa per una battuta e per questo cito testualmente parte di un post pubblicato sul blog Malvino di Luigi Castaldi, lucido, intelligente ed acutissimo blogger che con molta chiarezza così descrive l'accaduto: 
Quando dice che è “meglio essere appassionato delle belle ragazze che gay”, non ci mette a confidenza delle sue preferenze sessuali, peraltro arcinote, e non sottintende alcun “per me”: fa un discorso pubblico, e da posizione autorevole, circa la presunta oggettività di un “meglio” che dovrebbe essere autoevidente. Qui, all’accusa di abuso di potere (e al biasimo morale perché va a puttane) oppone una fiera rivendicazione della sua eterosessualità, ma chi gli ha mai rimproverato d’essere eterosessuale? E allora che c’entrano i gay? [...] ed è come se uno, pizzicato a rubare bistecche, si difendesse dicendo: “Meglio che rubare spigole”. Sarà, dipende, è questione di gusti alimentari, ma sei chiamato a rispondere di furto di bistecche e ti difendi dichiarando che preferisci la carne al pesce, come se la questione non riguardasse te.
La gravità di tutto questo quindi, più che la frase in sè, è il tentativo di far sembrare meno grave il suo comportamento denigrando una categoria di persone, i gay, da sempre considerati un gruppo sociale debole assieme alle donne, ed offendendo anche queste ultime tentando di far passare l'assunto che qualsiasi comportamento lecito ed illecito tenuto nei loro confronti sia giustificato dalla sua passione.
Come ho già scritto in un altro post, di questo argomento non avrei voluto scrivere, perché siamo talmente bombardati da raffiche di dichiarazioni omofobe istituzionali che c'è solo l'imbarazzo a voler scegliere le sparate da elettroencefalogramma piatto di alcuni esponenti politici, e anche perché poi pare che noi gay ci stiamo sempre a lamentare di tutto. Checchè ne pensino certe persone viviamo nel mondo reale e abbiamo a che fare con le stesse magagne e grattacapi nella vita quotidiana che toccano in sorte un po' a tutti i cittadini comuni, per cui a volte si decide anche di non dare dignità di attenzione a certe vicende nelle quali vorrebbero coinvolgerci. 
Ma non ho potuto esimermi dal farlo quando sono stato invitato a partecipare a questa iniziativa di dissenso attivata da Norma e Gaia meglio conosciute come  Madama Bavareisa e La Gaia Celiaca.
Perché è un'iniziativa che vuole sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema dell'omofobia, iniziativa che è nata fuori dal contesto della comunità LGBT: io non posso che essere colpito e grato di questo, perché le nostre battaglie per combattere le discriminazioni, tutte, saranno sempre limitate se non oltrepassano lo steccato delle appartenenze: le paure e i pregiudizi si nutrono soprattutto di ignoranza ed è solo con la conoscenza e la condivisione che possiamo sperare di abbatterle.
Spesso noi gay abbiamo timore che le persone comuni non possano capire le ragioni della nostra protesta, ma sovente ho avuto dimostrazioni di solidarietà da parte di donne e uomini da cui non mi sarei aspettato appoggio alcuno. 
Avevo quindici anni allora,ma non potrò mai dimenticare il giorno che mia nonna, quasi novantenne, mi disse quello che rispose a mio padre a proposito di alcune preoccupazioni che aveva manifestato nei miei confronti:
I fioj i xe tanti e i vien de tute e raxe, bisogna ciaparli par queo che i xe.
(I figli sono tanti e nascono di tutti i tipi, bisogna accettarli per quello che sono)
Per concludere vi presento la ricetta Finocchiosa che ho preparato per questa giornata.
E' un antipasto leggero e ricco di vitamine, veloce da preparare, dove alla consistenza croccante del finocchio ricco di effluvi che ricordano l'anice, si abbina la compattezza granulosa e acidula della mela verde e la dolcezza morbida dell'arancia, il tutto legato da un filo d'olio evo aromatizzato con bucce d'arancia.

 
Finocchio, Mela Verde e Arancia
dosi per 1 persona

-1 finocchio piccolo tagliato a pezzetti
-1 mela verde tagliata a tocchetti
-1 arancia sbucciata, spicchi tagliati a metà
-olio e.v.o. aromatizzato all'arancia.


Lavare e pulire finocchio e mela e tagliare a tocchetti della dimensione preferita, sbucciare l'arancia e tagliare a metà gli spicchi, versare il tutto su una ciotola e rifinire con un giro d'olio aromatizzato.
Mescolare e mangiare godendosi i contrasti tra le consistenze e i sapori.


P.S. quando tra gay ci si prende in giro citando il famoso ortaggio lo si fa avendo chiaro in mente anche la forma grafica del nome: Finokkio.
Come a ribadire che abbiamo ben chiaro quando l'intento deve essere considerato ironico. 

giovedì 4 novembre 2010

Trittico di mele

L'ho guardata a lungo con indifferenza quando bolliva lentamente nella grande pentola, larga e bassa: ricordo le nuvolette di vapore, gli scoppi delle bolle cremose e la tazzina da caffè, quella con il manico un po' sbeccato che non si usava più, ma che tornava necessaria per quella piccola dose di marmellata che, immancabilmente, rimaneva nel fondo della pentola dopo che erano stati riempiti i vasetti.
Mamma un po' si lamentava perché, come suo solito, le sue erano dosi da caserma e la quantità di frutta da trasformare veniva misurata in cassette anzichè in chilogrammi. Ci voleva un sacco di tempo per selezionarla, per pulirla e per cuocerla. Ma, stranamente, mentre mescolava questi preparati colorati e profumati si perdeva in piccoli attimi di estasi personale che toccavano lo Zenit ogni volta che procedeva all'assaggio.
Ecco, io aspettavo sempre la rimanenza della tazzina per poter provare quella sensazione che le leggevo sul viso, ma il sapore di quel composto cremoso dove la punta acida della frutta si fondeva alla nota dolce dello zucchero ha sempre rappresentato per me una promessa non mantenuta.
Riuscivo a tollerarlo solo a piccole dosi, perché il sapore mi disturbava, era troppo di tutto ed io, già da allora, prediligevo i sapori più puliti, con note aromatiche meno chiassose che rischiano di confondere o di coprire tutto, perché è sulle sfumature minime che amo soffermarmi.
Ma quelle erano marmellate che parlavano soprattutto di mamma, della sua personalità senza mezze misure, del suo vissuto un po' duro e difficile, del mondo da dove veniva con i suoi riti ed usi. 
Con il passare del tempo anche le sue marmellate hanno cambiato sapore, si sono fatte più chiare, meno dense, meno cariche di zucchero come se non avesse più necessità di stemperare certe amarezze e, cosa insolita per lei, più contaminate nei sapori, mescolando ingredienti o frutti che prima avrebbe tenuto accuratamente separati.
Io me ne sono tenuto lontano a lungo dalle marmellate, avvertivo che c'era la necessità di uno spirito d'animo apposito per accostarcisi e, il ricordo di quelle promesse non mantenute era sempre lì in sottofondo.
Mi sono avvicinato a questo mondo recentemente, leggendo con curiosità l'esperienza dei colleghi food blogger, approfondendo alcuni metodi di cui avevo sentito spesso parlare, prendendo appunti, archiviando un po' di pagine stampate nell'apposita sezione del mio libro delle ricette da studiare, che a forza di riempirlo è diventato un bel tomo.
M'era venuta questa voglia di marmellatare, a forza di vedere in giro per la rete ricette che mi colpivano molto  per l'uso insolito di alcuni ingredienti, dalle spezie ai fiori, ma volevo procedere per gradi e, vista l'enorme quantità di mele da smaltire, ho iniziato a sperimentare.
Come mio solito la prima volta mi sono fatto suggerire il minimo indispensabile, ci devo sbattere la testa per capire le problematiche in modo da poter fare domande più mirate e sensate ma ora, almeno con le mele, ho trovato le dritte per fare la marmellata che assomiglia a me.
Inizialmente volevo seguire il metodo della Ferber, notissima produttrice francese, ma poi ho capito che rende al meglio solo con frutta molto fresca, soda e non troppo matura, mentre io avevo molte mele da far fuori in fretta perché un po' rovinate o molto mature. Non volevo poi usare la grande quantità di zucchero che consiglia lei che però, ho notato, diventa quasi necessario quando si mette a macerare la frutta con lo zucchero per molte ore perché esalta la fermentazione alcolica e rende un po' più spiccata la nota acida.
Ho scoperto che marmellatare è uno stato dell'anima, perché lasci andare i pensieri a briglia sciolta mentre sbucci e pulisci la frutta, mentre sterilizzi i vasetti lasciando che la marmellata continui a bollire piano piano e in qualche modo fai un po' d'ordine dentro te stesso e poi metti via tutto dentro il vasetto ben chiuso.
Così, in queste sere un po' fredde e piovose sono nate queste marmellate di mela che ho voluto declinare in tre aromi da assaggiare, obbligatoriamente, in questo ordine: Solo Mela, dolce e delicata, Mela e Arancia, con un retrogusto fresco e leggermente amarognolo, Mela e Zenzero con una punta speziata e piccante che si stempera poco a poco nel palato.

SoloMela
ingredienti:
-1 kg circa di mele sbucciate
-350 gr di zucchero semolato
-succo di 1 arancia
-succo di 1 limone 

MelaArancia
ingredienti:
-1 kg circa di mele sbucciate
-350 gr di zucchero semolato
-succo di 2 arance
-1 cucchiaino di polvere d'arancia* 

MelaZenzero
ingredienti:

-1 kg circa di mele sbucciate
-350 gr di zucchero semolato
-succo di 2 arance
-2 cucchiaini di zenzero in polvere

* La polvere d'arancia è ottenuta facendo seccare su un termosifone la buccia di arance (senza la parte bianca) non trattate e passandole in un secondo momento al macinacaffè per ridurle in polvere. Si conserva in un vasetto a chiusura ermetica e si ripone al buio.

Pulire e sbucciare le mele tagliandole inizialmente a spicchi grossi. Ogni 2-300 gr di mele tagliarle a fettine o a dadini metterle in una ciotolona e irrorarle con un po' di succo di arancia e limone  a seconda della ricetta e aggiungere un po' di zucchero (io preferisco l'arancia perché il limone tende ad esaltare la nota acida ma la scelta dipende anche dal tipo di frutta che usate). Mescolare bene. In questo modo si evita che le mele si ossidino diventando scure. Procedere con il resto della frutta fino alla quantità desiderata. Mescolare bene per qualche minuto, coprire e mettere da parte a macerare per circa 1 ora.

Versare il tutto in una pentola, possibilmente bassa e larga perché favorisce l'evaporazione dei liquidi e fare andare su fiamma vivace per circa 5 minuti, il tempo di scaldare un po' la pentola e il composto.
Abbassare la fiamma al minimo e cuocere per almeno 1 ora mescolando di tanto in tanto all'inizio e più spesso verso la fine. Sempre verso fine cottura decidete se, come me, volete dare una passata con il mixer ad immersione per ottenere un composto più velluttato.Se la marmellata dovesse iniziare a bollire eruttando come un vulcano copritela con un coperchio appoggiato al mestolo in modo che resti un po' aperto. Fate la prova della goccia sul piattino tenuto in verticale che avrete prima lasciato in freezer per 10 minuti per capire se la consistenza è quella giusta: se scivola subito bisogna continuare con la cottura, è pronta quando sta ferma. 
 MelaArancia: a metà cottura aggiungete 1 cucchiaino circa di polvere d'arancia passato bene al setaccio fino. Regolate la quantità versando poco per volta e assaggiando per capire quando fermarvi. Ricordate che a freddo i sapori sono più forti.
MelaZenzero: a fine cottura aggiungete la polvere di zenzero 1 cucchiaino alla volta assaggiando tra uno e l'altro per regolarvi. La quantità dipenderà anche dalla qualità dello zenzero, io ne ho usato uno bio di origine austriaca piuttosto forte , per cui regolatevi in base al vostro. Ricordatevi che le spezie esaltano al meglio aggiunte a fine cottura perché prima potrebbero alterarsi o perdere di intensità.

Sterilizzate i vasetti in acqua bollente, poi passatateli in forno a 100° per 10 minuti oppure a microonde per 2 minuti. Invasate quando la marmellata è ancora bollente, chudete bene e capovolgete per creare il sottovuoto.
Una volta freddi etichettateli e riponeteli in un luogo fresco e buio.

domenica 4 luglio 2010

Muffins cereali e lamponi

E' cominciato tutto con i muffins, questa mia avventura nel mondo del cibo, della cucina e, più tardi, con una cerca incoscienza tipica dei principianti, nel mondo dei food-bloggers, o almeno così mi piace far credere, giusto per darmi un tono, a mamma e alle sue amiche quando si stupiscono di questa mia dedizione verso i dolci in particolare. E' iniziato tutto con i muffins, dicevo, ma non era fame fisica quella che cercavo di riempire in quei momenti, non era nemmeno una voglia di sperimentare o di qualche forma di novità.
Stavo cercando di riempire un vuoto dentro che mi aveva lasciato come ricordo la persona che amavo allontanandosi definitivamente da me; la fine di un rapporto affettivo è come un piccolo lutto perchè, assieme a chi se và, si perde anche la parte di sè stessi che era nata e cresciuta all'interno della coppia.
E non importa, in quei momenti,  quanto si ha vissuto o quanta strada di deve ancora fare, il dolore è forte e fa male e il tempo che lo farà affievolire è ancora un concetto astratto lungi dal consolarci.
Avevo solo il desiderio di sentire ancora quelle mani che stringevano le mie, quegli occhi che mi guardavano adoranti e impertinenti, le labbra che si cercavano morbide, avide di baci infuocati, gli abbracci infiniti sui quali perdersi e ritrovarsi, i giochi scemi in cucina, ai fornelli, bisticciando sul fatto che qualcuno non stava mai attento a non sporcare e sull'altro che stava sempre lì a pulire. Mi mancava l'affetto e la dolcezza di quel rapporto, e cercavo qualcosa che mi aiutasse a distrami da quella mancanza, che fosse dolce, ma non troppo, perché avrebbe coperto eccessivamente l'amaro in bocca che sentivo e che sembrava essere l'unica cosa che ancora ci unisse. E' in quel momento che ho iniziato a sfornare muffins, a cercare la "ricetta perfetta", non quella filologicamente più corretta, ma quella che fosse più simile alla mia idea di muffin, al desiderio di quel preciso momento. Così, dopo una lunga operazione di addizioni e sottrazioni, avevo trovato la ricetta del cuore, un muffin di carote e nocciole con un retrogusto aromatico di arancia, con una vaga somiglianza d'aspetto alle più conosciute Camille di un noto operatore commerciale. Poi il tempo è passato, i mesi di notti insonni e i chili persi pure, il dolore affievolito ma non scomparso: ho incrociato alcuni siti culinari di cui non sospettavo nemmeno l'esistenza, mi si è aperto un mondo pieno di sorprese che non mi aspettavo e, improvvisamente, quei piccoli muffins mi sembravano poca cosa rispetto alle meraviglie che vedevo e ho smesso di farli, semplicemente. Forse è in quel momento che ho lasciato scivolare il dolore nel ricordo.
Da circa due mesi la mia vita è quasi del tutto concentrata sul lavoro e ho dovuto accantonare per forza alcuni svaghi, ma la cosa peggiore è che ho un po' trascurato anche l'alimentazione e questo è grave, perché quando non hai più vent'anni gli sgarri ti presentano il conto sotto varie forme: aumento di peso, piccoli malesseri persistenti, irritabilità e via via con una sequela di causa ed effetto che si trascina a catena.
Così ho deciso di riprendere in mano la situazione e di ricordarmi una regola essenziale: per alimentarsi bene bisogna prendersi il tempo necessario per organizzare i pasti, solo in quel modo si evita di aprire il frigo e la dispensa e mangiare la prima cosa che capita senza nessun criterio. E siccome io ai dolci non rinuncio meglio che mi prepari qualche dolcino sfizioso e poco calorico, così posso mangiarne due senza sensi di colpa e risultati negativi sulla bilancia.
Il giardino di mamma è invaso dalle piante di lamponi, che ora sono nel pieno della maturazione: l'anno scorso eravamo stati presi un po' alla sprovvista e tanti frutti sono andati buttati, quest'anno io ho deciso di pulirli bene e congelarli in vaschette, pronti per essere usati tutte le volte che voglio, mamma invece ha preparato un po' di barattoli di marmellata, mescolandoli a volte con le fragole: il mix è buonissimo e sfizioso.
Questa la mia ricetta.

Muffins cereali e lamponi

ingredienti (per 15-16 pezzi da 50-55 gr)

-280 gr. farina multicereali *
-100 gr. zucchero di canna
-250 ml. latte di mandorle
-1 uovo
-25 ml. olio di semi (3 cucchiai circa)
-2 tps lievito
-1 tps bicarbonato
- ½ cucchiaino di sale
-170 gr. lamponi





*farina multicereali: l'ho trovata qualche mese fa nel reparto dei prodotti biologici, nel mio solito giro alla ricerca di farine particolari da usare per i miei esperimenti con il pane. E' rimasta in stand-by per un po' di tempo fino a quando mi è venuta l'idea di usarla per fare i muffins. Quella che ho usato io fa parte della linea Frutto delle Macine ed è così composta: farina 0 integrale, farina di Farro integrale, farina di Segale integrale, farina d'Orzo integrale, farina d'Avena integrale e semi di papavero. E' un mix ricco di retrogusti ed è anche per questo motivo che ho usato poco zucchero, perché rischierebbe di alterarne le caratteristiche.
Se vi piacciono più dolci arrivate a 150 gr, ma eviterei di andare oltre, l'intento era quello di preparare dei muffins poco calorici.
Si lavora come il solito, in una ciotola i liquidi e in un'altra gli ingredienti secchi. 
Sbattete leggermente l'uovo, aggiungete il latte di mandorle, mescolate un po' e ultimate con l'olio di semi. Potete sostituire il latte di mandorla con il latte normale o fare metà e metà, il risultato sarà buono comunque. Il latte di mandorle ha però la caratteristica di dare all'impasto una morbidezza e un'umidità particolari, io l'ho scoperto per caso usando questo prodotto per la prima volta. 
Nell'altra ciotola setacciare la farina con il lievito e il bicarbonato, il sale e lo zucchero di canna che è più aromatico di quello bianco semolato. Unite gli ingredienti liquidi e mescolate piano senza lavorare troppo l'impasto, il tempo necessario per non vedere più la farina e ultimate con i lamponi, freschi o surgelati. Riempite i pirottini per ¾ e infornateli a 180° per 20-25 minuti o comunque fino a doratura. Io uso pirottini in silicone da circa 60 grammi e con queste quantità ne ottengo 15-16, che faccio cuocere in microonde con piatto crips-pizza per 5'+1' riposo e 1' per finire cottura e doratura. Una volta sfornati fateli raffreddare su una gratella. Si conservano per 4-5 giorni su una scatola a chiusura ermetica.
La particolarità di questi muffins sono il ricco retrogusto dell'impasto multicereali e il contrasto con la punta acida del lampone, una carezza calda con un pizzico di freschezza. Sono ricchissimi di fibre (cereali+lamponi)  e a basso contenuto calorico: il carico totale è di circa 1760 calorie che, divise su 16 muffins da circa 60 grammi l'uno danno un contributo calorico di 110 calorie a pezzo. Potete mangiarne 2 a colazione assieme al the/caffè o yogurt e a un frutto, oppure uno a pranzo o a cena come dolcetto, a seconda di come preferite.
E con questo il mio post-fiume è finito.

domenica 27 giugno 2010

il Post che non c'è

Manco da questo spazio virtuale ormai da tanto tempo. La vita, quella vera, quella fatta di piccole incombenze quotidiane e di mille compromessi a volte reclama tutte le attenzioni che le spettano e il tempo sembra non bastare mai. Così ci si ritrova per settimane a coricarsi verso l'una di notte, non prima di aver puntato la sveglia alle quattro e mezza di mattina e dedicare i fine settimana a raccogliere i cocci di quello che resta e soprattutto a cercare di dormire un po' di più per ricaricarsi.
Perchè è la stanchezza, oltre al tempo che non basta mai, l'altra causa che mi ha tenuto distante da qui, che non mi ha permesso di lasciare tutti i commenti che avrei voluto scrivere nella maggior parte dei blog a cui velocemente facevo visita. Ma il bello di questo mondo virtuale è che esistono gli archivi che preservano la memoria dei nostri scritti, delle foto, dei commenti e io non mi lascio sicuramente scoraggiare dalla lettura non contemporanea alla pubblicazione. Quando a spingerti a continuare è la Sete di Sapere il Tempo smette di avere tutta l'importanza condizionante di cui è caricato.
E' per questo che ho iniziato un nuovo quaderno di appunti dove trascrivo tutte le idee che mi vengono all'improvviso colpito da qualche ingrediente, qualche articolo letto frettolosamente ma di cui non voglio perdere memoria, pieno zeppo di dati sulle sperimentazioni in corso, i tempi di cottura o le proporzioni degli ingredienti, i links ai post più interessanti e via dicendo.
Mi sono deciso, una domenica di qualche settimana fa, a cimentarmi in una ricetta base dalla quale fino ad ora mi ero tenuto bene a distanza, per una sorta di non-compatibiltà profonda che sfiorava l'astio misto a terrore: la pasta frolla. Ho perso il conto di tutte le versioni che ho trovato in giro per la rete e nei vari manuali di cucina che mi è capitato di consultare. Ho scartato subito la ricetta di mamma, perché ho scoperto che fa una frolla tutta sua senza riposo in frigo e senza preoccuparsi di non lavorare troppo l'impasto, tant'è che le sue crostate hanno una base piuttosto alta e semi-morbida. Alla fine ho scelto quella che sentivo più affine a me, una delle meno cariche di burro giusto per intenderci, una sorta di pâte sucrée dove si usa l'uovo intero e non solo il tuorlo, ché l'idea di accantonare l'albume mi dà sempre un po' fastidio. Ero talmente terrorizzato dall'idea di scaldare troppo l'impasto che ho fatto fare un giro in freezer alla farina e al burro tagliato a pezzetti prima di lavorarlo con le punta delle dite, non essendo fornito di macchinari alternativi. Il risultato finale non è stato male, però ho sbagliato i tempi di cottura, ho cotto troppo poco e il burro si sentiva troppo per i miei gusti. L'ho rifatta l'altro giorno abbassando un po' il burro e allungando con un cucchiaio di acqua fredda che non avevo usato la volta prima. Ho sbagliato ancora la cottura perché prolungata troppo - uso il microonde e i tempi sono tutti da sperimentare -  ma il sapore era migliore perché il sentore di burro era più lieve.
La farcia, una crema al limone che la prima volta ho cotto con la base e la seconda volta da sola in un pentolino, mi piace tantissimo e ho già predisposto tutta una serie di varianti, con ricotta, yogurt, con uova e senza uova, ma le sprimenterò una alla volta altrimenti le faccio fuori tutte a velocità supersonica in barba ai princìpi della CaloriaSolitaria. E, a proprosito di princìpi, sono ritornato a sperimentare i muffins, verso i quali mi lega un rapporto particolare, riuscendo ad ottenere un muffin cereali-lamponi a sole 110 calorie per un pezzo di circa 55-60 grammi, prossimamente su questi schermi.
Tra le altre cose mi sono deciso ad acquistare un forno elettrico perché con il microonde mi sento troppo vincolato e limitato, avete qualche suggerimento da darmi?
Vorrei inoltre comprare una macchina per fare i gelati casalinghi, in commercio ne ho visti di tanti tipi con costi molto diversi non so bene in funzione a cosa, se alla quantità prodotta o alla qualità del meccanismo: ho notato che molti blogger ne sono in possesso, sono molto graditi suggerimenti anche in questo caso.
Un grazie di cuore a tutti quelli che sono passati a trovarmi in questo periodo di silenzio, spero di riuscire al più presto a essere presente in un modo più costante.

martedì 4 maggio 2010

Rabatòn


Per questo post mi sono fatto aiutare direttamente dall'autore della ricetta che, nel giro di blogger che frequento, è conosciuto come Gan, al quale mi lega un rapporto di affetto speciale.
E' un piatto arcaico, del Piemonte sub-appenninico, selvatico e pastorale; sorprendentemente moderno, però, per la sua leggerezza e delicatezza. E' legato in qualche modo alla transumanza primaverile, quella migrazione stagionale delle greggi, dai litorali pianeggianti verso le zone collinari e montane. Durante le soste di passaggio venivano lasciati dai pastori ai proprietari terrieri, come segno di ringraziamento e per scusarsi del disturbo, dei piccoli canestri intrecciati ripieni di ricotta.
Rabatòn

Ingredienti:
-500 gr. di ricotta. Freschissima, cremosa e non troppo asciutta. Meglio se di pecora.
-1 kg di spinaci o biete; i primi danno un sapore più deciso, le seconde più delicato. 
  La ricetta classica prevede  però erbe selvatiche da cuocere: papaveri, ortiche, luppolo, piantaggine, malva.
-un mazzetto di prezzemolo
-due cucchiai di erba cipollina o uno spicchio d'aglio
-maggiorana fresca
-4 uova intere e 1 tuorlo
-150 gr di parmigiano
-due manciate di pangrattato
-due bei rametti di salvia
-burro
-farina
-1 dado vegetale per brodo
-sale e pepe

Pulite e lavate le vostre verdure, mettetele in un pentolone d'acqua senza aggiungere sale e fatele lessare.
Una volta cotte scolatele ma conservate il brodo di bollitura che servirà per cuocere i Rabatòn.
Strizzate con forza le versure lessate fino a quando siano completamente asciutte. Poi passatele al setaccio (o al mixer che si fa prima) assieme al prezzemolo privato dei gambi, all'erba cipollina (o allo spicchio d'aglio) e alla maggiorana fresca, fino ad ottenere una purea verde ed omogenea che raccoglierete in una terrina capiente.
Unite alla purea tutta la ricotta e mescolate bene. Aggiungete 100 gr di parmigiano grattugiato e le 4 uova intere più un tuorlo. Amalgamate con cura. Se il composto ottenuto fosse troppo molle, aggiungere un po' di pan grattato fino a dargli la consistenza di una farcia. Alla fine salate e pepate di buon gusto.

Mettete su fuoco il pentolone con il brodo di verdure, che rinforzerete con dado vegetale e una manciatina di sale grosso. Mentre và a bollore si preparano i Rabatòn.
Infarinate leggermente la spianatoia, prelevate un mezzo cucchiaio di composto verde, depositatelo sulla spianatoia infarinata e lavoratelo delicatamente e rapidamente col palmo della mano, dandogli la forma di una polpettina bislunga, delle dimensioni di un pollice, che poserete su un vassoio. Continuate fino ad esaurire il composto, infarinando la spianatoia quando necessario.

Quando il brodo vegetale bolle, fateci ruzzolare dentro una parte dei vostri gnoccoloni verdi: il nome "rabatòn" significa proprio "ruzzoloni".
Appena vengono a galla lasciateli ancora un minuto, poi pescateli con la schiumarola e metteteli in una pirofila imburrata. Spolverate leggermente con parmigiano grattugiato e una grattatina di pepe nero.
Ripetete l'operazione e, quando tutti i rabatòn sono cotti, cospargete la pirofila con il rimanente parmigiano, con fiocchetti di burro e foglie di salvia a piacere.
Passare in forno caldissimo per 5 minuti e mandate subito in tavola.


E' un primo piatto meraviglioso, pieno di retrogusti intriganti e con una consistenza delicata.
Provatelo, vi piacerà.
P.S. le foto sono così così, un po' sfuocate, chiedo venia, in quel momento avevo solo voglia di mangiare.

martedì 20 aprile 2010

a tavola su un prato in fiore

Succede sempre così con tutte le cose a cui tengo molto, cerco di trattarle bene, di mostrarle sotto la luce migliore, di dedicare il tempo necessario per preservare la qualità che meritano. E' successo anche per questo post, quello che avrebbe dovuto raccontare il banchetto luculliano del giorno di Pasqua, ma soprattutto la bellissima atmosfera che si respirava quel giorno grazie alle persone che vi hanno preso parte. Ecco, mi son ritrovato senza le parole giuste per descrivere quei momenti, senza il tempo necessario per poterlo fare nel modo migliore, senza delle foto decenti che riuscissero in qualche modo a sostituirsi alle mie parole.
Alla fine voglio fregarmene di tutto questo e lasciarmi guidare dal cuore, e cercare di creare questo racconto come se fosse una somma di dettagli e impressioni, frammenti di immagini conservate dentro di me.

Credo però sia necessaria una premessa per chi mi conosce solo attraverso questo blog, perché questo non è l'unico spazio virtuale sul quale racconto una parte di me, ne esiste un altro, dove l'atmosfera a tratti è un po' intima, altre volte più cazzarola, è un po' meno specializzato di questo spazio dove comunque alla fine, tra un ingrediente e un disastro in cucina, parlo anche di me. Perché vi parlo di tutto questo vi chiederete? Perché attraverso l'altro blog ho conosciuto persone speciali con le quali è nata un'amicizia e un affetto che si è riversata anche nella vita reale ed ogni tanto, non troppo spesso causa distanza, si organizzano degli incontri che noi ormai abbiamo definito Eventi, dove ogniuno porta un po' di sé anche attraverso il cibo da condividere: il problema è che ogni volta tutti portano roba per 15 persone, e giusto per non buttare via certe pietanze preparate con tanto amore ci rimpinziamo come oche all'ingrasso. Mi viene il dubbio che anche questo possa essere uno dei motivi per cui non ci si vede troppo spesso. Teatro dell'ultimo evento La Casa di Rosa, altrimenti detta Tina Bubina (so già che mi odierà per questo gossip sul nomignolo); la location ha un fascino molto particolare, la prima volta che ci sono stato ho come avuto l'impressione di entrare in uno di quei galeoni trasformati in musei con le pareti piene di cimeli di tutti i tipi, una di quelle case dove se ci si annoia con le persone presenti ci si può sempre distrarre ammirando le varie collezioni esposte. Ovviamente in questo caso di noia manco a parlarne, visto che le persone presenti sono così speciali da fare a gara con i cimeli stessi...hahaha!!
Ci siamo ritrovati a metà mattinata, con una scaletta già bene in testa della precedenza da rispettare per l'uso del forno, perché una parte del cibo è stata cucinata in loco con la partecipazione di tutti alla preparazione. Ecco, già questa è una cosa che mi sorprende, pur vivendo solo da un po' di anni l'idea di preparare da mangiare per gli altri mi ha sempre terrorizzato, da un po' di tempo questo timore è andato via via scomparendo e di questo sono grato soprattutto per i confronti che ho potuto avere attraverso le persone conosciute in questo spazio virtuale. E' per questo motivo che, indirettamente, vi ho portato con me a quella festa, perché le ricette che ho preparato io arrivavano direttamente  da alcuni dei vostri blog. In questo post vi farò vedere una carrellata d'insieme di tutto quello che abbiamo cucinato, mi soffermerò sulle ricette preparate da me nei prossimi giorni. Per le altre attendo info e delucidazioni dagli autori. 


Mi avevano chiesto di rifare, per l'occasione,  i panini maialini presentati nel precedente post,  è stato alla fine anche un modo divertente di stare assieme giocando con i ritagli di impasto e la formatura dei maialini. L'impasto, preparato la sera prima, era lievitato benissimo, al punto che ha continuato a gonfiarsi anche dopo averlo steso ripetutamente con il mattarello. Nella foto vedete anche la bellissima Torta Pasqualina fatta da uno degli ospiti, meravigliosa torta salata costruita su un guscio di pasta brisè e un goloso ripieno di ricotta e spinaci, con al centro un uovo sodo, a ricordare la simbologia di vita che si rinnova legata alla Pasqua.



Di seguito un altro meraviglioso primo piatto, i Rapaton, ricetta tradizionale piemontese, sorta di gnocchi sempre a base di ricotta e spinaci ma con una lavorazione particolare anche nella formatura, prossimamente pubblicherò la ricetta in dettaglio.


A seguire una serie di portate di carne, Spiedini di pollo al Curry e Spiedini di carne macinata aromatizzata al prezzemolo. Sullo sfondo Cipollle borettane in agrodolce, un'idea che ho preso dal blog nella cucina di Ely e che ho leggermente modificato adattandola ai miei gusti.


Questa che segue invece è una ricetta sulla quale mi sono preparato a lungo, un Pane con sorpresa, mi era piaciuta tantissimo quando l'ho vista da Gaia nel suo blog Profumo di mamma, e mi ha dato tante soddisfazioni farla. L'ho riadattata cambiando il tipo di carne e il mix di farine per il pane, ma ringrazio ancora di cuore Gaia per la disponibilità a spiegarmi i passaggi che non mi erano ben chiari.
Eccolo il mio pane, bellissimo ed enorme, con dentro una carne di vitello attorniata da funghi champignon e aromatizzata con rosmarino fresco. Impasto preparato la sera prima in modo da usare pochissimo lievito e lasciarlo lievitare per lunghe ore ottenendo in questo modo un pane fragrante e buono per giorni. Nei prossimi giorni  tutti i dettagli della ricetta.

Per finire, ma non ne sono certo, qualcosa sarà stato sicuramente dimenticato, una piccola carrellata delle foto dei dolci tra cui la torta per la padrona di casa che nello stesso giorno festeggiava il compleanno, notare prego il simpatico gadget con tanto di piccolo vulcano e fuochi d'artificio dono di un invitato alla festeggiata, ché in queste occasioni/eventi noi non ci facciamo mancare mai nulla. Che altro dire di questa bellissima festa se non che queste foto bruttine non possono rendere nemmeno un briciolo del clima di serenità e affetto che abbiamo respirato in quei momenti. Riprendendo un pensiero riportato nell'altro blog non posso che confermare che:
"Il sole nel cuore assomiglia ad una tavola imbandita, color verde chiaro come un prato fiorito a primavera [...] non importa se fuori piove, se il sole non arriva come avevamo desiderato, è li dentro con noi che scalda il cuore".





mercoledì 3 marzo 2010

Autoritratto simbolico


Capita a tutti prima o poi ed ognuno lo fa a modo suo. Io quando sento l'esigenza di sviscerare a fondo i miei pensieri devo mettere in movimento le mani, seguendo però un certo schema, devo riordinare, eliminare, pulire, allineare come se l'ordine di cui mi circondo aiutasse a rendere più fluidi i miei pensieri.
E' così che mi sono trovato una sera sopra una sedia intento a tirare a lucido alcuni scaffali della mia cucina, quelli in alto che di solito si tralasciano un po', pieni di bicchieri e tazze di varie forme e colori.
E' stato un attimo, ho guardato in basso verso il piano cottura e sono rimasto quasi meravigliato ad osservare la poesia che si sprigionava da una natura morta improvvisata composta da una ciotolona decorata posata su un canovaccio di tela robusta, peperoncini secchi come sculture minimaliste e peperoni in maturazione adagiati su una base di acciaio che rifletteva la luce soffusa e morbida della cappa d'aspirazione. Ecco, in quel momento ho pensato che quell'immagine mi assomigliava e l'ho fotografata, così, per sfizio mio personale. Ma quando ho letto il contest della carissima Sarah di Fragola e Limone ho deciso che potevo condividere questo scatto anche con chi mi legge , perché credo che ci siano tanti modi per scoprire le persone e uno di questi è osservare gli ambienti in cui vivono e si relazionano.


Ne aggiungo poi un altro che testimonia una mia passione, per i prodotti da colazione in generale e per il the in particolare. Ne bevo molto, mi piace provare le varie qualità, da quelli raffinati e biologici a quelli più squisitamente commerciali: ecco, quello nella foto è il cassetto dei the commerciali, una parte almeno perchè tutti lì dentro non ci stavano. Mi diverte aprirlo il mattino e scegliere il the in base alla giornata e poi questa disposizione di colori a gradazione è un vezzo che mi porto dietro da quando, bambino, allineavo i pastelli per formare un arcobaleno.
Io sono anche questo.

 

Con questo post partecipo al 1° Giveaway di Sarah, Fragola & Limone