Ebbene si, devo confessarlo, nonostante la mia apertura mentale e la curiosità verso tutto quello che è fuori dall'ordinario, non ho una grande cultura gastronomica. Non è la sperimentazione a spaventarmi o a bloccarmi, semplicemente non mangio molto e quando esco scatta una sorta di ritrosia a mangiare, come se concentrassi tutte le mie energie verso altre cose, osservare le persone per esempio. Con il cibo mantengo da sempre un equilibrio delicatissimo, mi basta mangiare un po' più del minimo necessario e vado in catalessi, una sorta di digestione che ha il potere di stordirmi mentalmente e bloccarmi fisicamente. Per uno che mette la propria lucidità mentale sopra a tutto e il riflesso fisico in seconda, ecco, non è proprio una bella situazione. E' anche per questo che a volte declino inviti a cene o pranzi, soprattutto se dopo l'abbuffata è prevista un'uscita.
Non è sempre facile da spiegare questa cosa e certi amici di lunga data l'hanno capita veramente dopo che abbiamo passato parecchi giorni assieme osservando lo stato in cui precipitavo dopo aver mangiato. Non sono mai andato a fondo da un punto di vista medico su questa caratteristica perché col tempo ho trovato un mio equilibrio: evito alcuni alimenti che tollero poco, consumo piccole quantità di alcuni, mentre di altri me ne posso cibare senza particolari problemi, magari senza esagerare.
Fra quelli che evito ci sono alcuni legumi, i fagioli e le lenticchie, ed è a causa loro se mi sono sempre tenuto a distanza dai ceci anche se, a onor del vero, non mi è mai capitato di incrociarli direttamente. A casa dei miei non si consumano, ho sentito parlare spesso dell'abbinata pasta-ceci ma nessuno dei miei conoscenti me ne ha mai parlato come di un piatto abituale, credo sia un piatto più tipico del centro-sud, ma non vorrei dire stupidaggini; confesso tutta la mia ignoranza su questo argomento.
L'ho visto citato spesso dai colleghi foodblogger così un giorno, circa un mese fa, mi sono deciso e ne ho comprato una confezione, così sull'onda di una curiosità improvvisa. Con queste cose seguo una sorta di metodo, mi lascio guidare dall'istinto e dagli eventi, sono quelle cose che se non sei pronto dentro non le comprendi fino in fondo. Non ho cercato ricette, non ho voluto nemmeno approfondire troppo la ricerca: ogni tanto mi guardavo quel sacchetto con queste palline simili a noccioline e mi chiedevo cosa avrei potuto farne e aspettavo che arrivasse il momento giusto. Così un giorno, nei miei soliti giri dai colleghi dei corsi avanzati, i miei occhi si fermano incuriositi in un post di Sarah di Fragola & Limone: eccola la ricetta che aspettavo, i suoi Felafel sono quello che cercavo per appagare questa mia curiosità.
Leggo la ricetta, mi piace, non sembra particolarmente difficile, anche se ci sono una serie di scogli da superare.
Vanno fritti, ed io non ho mai fatto un fritto in vita mia, c'è una spezia che conosco solo di nome, il cumino, ma questo non mi spaventa, l'ho vista nel reparto bio delle spezie e così si è pure allargata la famiglia di spezie casalinghe. Ci vuole il prezzemolo, erba aromatica che conosco e che ho visto maneggiare innumerevoli volte da mamma ma che io, nella mia cucina, non ho mai usato e non ho la più pallida idea di come dosare.
Immagino che a questo punto gli esperti inorridiranno dopo aver constatato cotanta pochezza di arte culinaria, ma tant'è, nessuno nasce imparato, da qualche parte devo partire.
Dopo mesi di superlavoro improvvisamente la situazione si calma e i ritmi rallentano: è il momento giusto, posso preparare i Felafel.
Di seguito riporto la ricetta come dal blog di Fragola & Limone e, a seguire le mie modifiche.

-200 gr. di ceci secchi
-½ cipolla
-1 spicchio d'aglio
-prezzemolo
-un cucchiaino di cumino in polvere
-un pizzico di coriandolo in polvere
-sale e pepe
-Olio di girasole per friggere
Le modifiche da me apportate sono le seguenti: ho usato 250 gr di ceci (x un errore di lettura) ¾ di una grossa cipolla bianca (circa 150 gr.) ed ho eliminato l'aglio perché appartiene agli alimenti che tollero poco.
Il prezzemolo temo di averne usato poco, 3 rametti, mentre ho preferito abbondare con il coriandolo perché mi piace, macinando i semi al momento. Probabilmente poi ho esagerato con il pepe, o forse, non essendo abituato a usarlo l'ho sentito di più per mancanza d'abitudine, ma è un tocco che non guasta. Il cumino l'ho trovato a semini e l'ho usato direttamente così: è stato una gradevole e profumata scoperta.
Quella che segue è la cronaca di una serie di disastri in cucina, forse non dovrei riportarla per non abbassare troppo il tono del blog, ma poi penso che potrebbe capitare ad altri imbranati come me, sperando di non essere il solo, così magari torna utile, perché, quando non si conoscono le cose, non si può mai dare niente per scontato.
La sera precedente mettere in ammollo i ceci in acqua: non so dove l'ho letto, ricordavo una proporzione di 3 volumi d'acqua per 1 volume di ceci e così ho fatto, se fosse sbagliato prego chi ne sa più di me di segnalarlo.
L'ammollo dovrebbe durare circa 16 ore, in questo modo si facilita la digeribilità di questi legumi.
Sciacquare abbondantemente i ceci sotto l'acqua corrente: io ho utilizzato l'acqua di ammollo e risciacquo per abbeverare le piante, credo ci siano delle sostanze utili.
Ho controllato, sono ancora vive.
Ho controllato, sono ancora vive.
Tritare finemente cipolla, aglio, prezzemolo, mettere tutti gli ingredienti in un robot da cucina e tritare finemente.
A questo punto apro una parentesi: non mi era ben chiaro quanto finemente dovessi tritare il tutto fino a quando non ho provato a formare le palline constatando che non c'era verso che mantenessero la forma, non parliamo poi quando ho provato a friggerle, sfaldate all'istante. Aggiungiamoci poi che non possiedo un robot da cucina, escluso un piccolo mixer, ma non mi pareva il caso di passare il tutto due cucchiaiate alla volta. Nemmeno il mio robottino manuale mi ha aiutato molto, è più adatto per sminuzzare alimenti più teneri. Ad un certo punto, dopo aver chiamato a me tutti gli dèi dell'Olimpo e aver disseminato il piano di lavoro di pezzetti di ceci e spezie, ho avuto un'illuminazione: il mixer ad immersione!
Per un momento ho avuto un tentennamento, memore ancora dei disastri combinati all'inizio della mia carriera di foodblogger a causa di un uso improprio del sopracitato mixer: ma non avevo scelta, non avrei saputo come ridurre in purea il tutto senza doverlo per forza prendere a bastonate. Però, mi sono chiesto, visto che è una ricetta tipica dei paesi mediorentali, come cavolo avranno fatto in passato senza i robot da cucina?
Stranamente l'illuminazione si è rivelata azzeccata, evidentemente non era arrivata dalla parte bionda svaporata che è dentro me, così alla fine sono riuscito a formare le polpettine: si fanno delle palline grandi come una noce e poi si schiacciano come se fossero dei dischetti.
Si versa l'olio sulla padella, circa ½ cm., si fa scaldare e foi si friggono i felafel, non più di 5 alla volta per non abbassare troppo la temperatura. Sembra così facile.
Non lo è stato per niente! Come faccio a sapere quando l'olio è pronto? ho misurato la temperatura ed era, se non ricordo male sui 130°, ho aspettato ancora qualche minuto e poi ho fatto una prova con poco impasto: carbonizzata all'istante. Poi mi sono ricordato che Luca Montersino quando frigge i krapfen consiglia di portare a temperatura e cuocere quando sta scendendo: non so se ha lo stesso valore ma ho provato ad abbassare la fiamma al minimo e ho visto che non ho più creato cadaveri carbonizzati. I tempi : a forza di provare ho constatato i migliori risultati friggendo le polpettine 45'' per lato, perché quando mi ci metto sono pignoloso.
Oggi quindi ho cucinato e mangiato per la prima volta ceci sotto forma di Felafel, ho scoperto che mi piace molto il profumo del cumino, e finalmente ho superato tutto il mio terrore per i fritti: non ho nemmeno sporcato più di tanto, impasto escluso. Il risultato mi è piaciuto molto e vedo l'ora di rifarlo per migliorare la tecnica di formatura e di friggitura: sono un po' grossolani e sbilenchi, niente a che vedere con quelli belli di Sarah, ma sono buoni e questo mi basta, per ora.
Nel pomeriggio sono passato da mamma con una ciotolina piena di Felafel: li ha guardati e non capiva bene se fossero dei biscotti, ha sbarrato gli occhi quando le ho detto che erano delle polpettine fritte, - fritte? tu? - poi ha assaggiato e non riusciva a capire cosa fossero. Però ne ha afferrata subito una seconda:
-Buone, con che cosa le hai fatte?
-con i ceci
-ma tu guarda, non avrei mai detto. Le mangio stasera a cena.
Io ho ottenuto circa 30 Felafel (con 250 gr. di ceci) di circa 15 gr. l'una. In base all'assorbimento dell'olio ho calcolato che ogni Felafel apporti circa 30 calorie. Lo segnalo perché sono come le ciliege, una tira l'altra.